Il metodo Xu Bo è l’antipodo della crisi che affligge il sistema produttivo italiano.
In Italia la successione aziendale è spesso un atto di resistenza passiva: il capitalismo famigliare nostrano, che costituisce l’ossatura delle PMI con l’85% delle imprese, sta morendo di troppo amore o di troppa sfiducia. Mentre Xu Bo produce eredi in serie per garantire la continuità, l’imprenditore italiano medio fatica a gestire il passaggio anche verso un singolo discendente.
I dati sono impietosi: circa il 30% delle imprese italiane dichiara di essere in grave difficoltà a causa del mancato ricambio generazionale, e il 18% delle imprese famigliari afferma di doverlo affrontare nei prossimi cinque anni (dati Ceraico & Partners), ma solo una su cinque ha un piano di successione formalizzato. E la popolazione imprenditoriale sta invecchiando a passo sostenuto, se oltre il 52% dei titolari d’azienda ha un’età compresa tra i 50 e i 69 anni, e la quota di under 30 tra i soci d’impresa è in costante diminuzione. Se in Cina (o quantomeno da Xu Bo) si osserva una sovrapproduzione di eredi, in Italia assistiamo a una desertificazione del management giovanile.
Il metodo Xu Bo prevede la sottomissione totale dei figli agli obiettivi del fondatore. In Italia il conflitto è spesso valoriale, tra una vecchia guardia legata a un’idea di sacrificio fisico e una nuova generazione che guarda alla qualità della vita e alla digitalizzazione. E mentre il magnate dei videogame affida i figli a tate a 10.000 chilometri di distanza per farli crescere come macchine da profitto, ci sono imprenditori italiani che faticano a delegare anche la minima responsabilità, trasformando la successione in uno sbolognamento tardivo di problemi anziché in un passaggio di competenze. Il risultato è che soltanto un’impresa su tre sopravvive alla seconda generazione, e solo quattro su cento arrivano alla quarta.
Dei due approcci, uno è del tutto aberrante. Entrambi, però, sono sbagliati. E forse storie come questa sono un’occasione per interrogarci, tutti quanti, su che tipo di successore stiamo cercando di creare. Come imprenditori, sì; ma anche come esseri umani.
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Photo credits: fortune.com