Da Letojanni, spostandosi verso Nord, Santa Teresa di Riva è sicuramente il paese più colpito della riviera jonica messinese, come ha precisato più volte il sindaco Danilo Lo Giudice.
Nel momento in cui scriviamo, il lungomare è stato riaperto in più punti, ma la circolazione resta a senso unico e c’è un importante tratto, quello nella zona sud, che è ancora chiuso del tutto. Si lavora sì, ma non passano né auto né pedoni, se non nella strada adiacente che collega la via Regina Margherita al lungomare.
Qui c’è il ristorante Frontemare di Giovanni Miano, che dal 20 febbraio ha riaperto dopo essere stato chiuso un mese, tranne nel giorno di San Valentino. “Ma quella giornata non fa testo. Ho fatto una pubblicità sui social il sabato prima e così ho avuto 200 coperti, ma era una situazione eccezionale in cui sapevo che cosa preparare ed ero sicuro che sarebbe stato consumato. Ma per un ristorante, anche se fai tanta pubblicità come ho fatto io, non è scontato; anzi, per com’è la situazione attuale di Santa Teresa, la mia è di fatto l’attività più penalizzata da questa tragedia.
“Già l’anno scorso, quando avevo avuto la strada chiusa davanti (c’era stata una mareggiata a metà gennaio 2025, N.d.R.), con un solo senso di marcia e la possibilità comunque di parcheggiare, avevo sentito il mancato fatturato, con il 35-40% in meno: figuriamoci adesso che la strada è bloccata. Non bastano neanche il Decreto Ristori della Regione, che prevede fino a 20.000 euro ciascuno, e le raccolte fondi. Quando è così, si tratta di un lavoro a perdere per il quale mi mangio almeno 1.000 euro a settimana. Intendiamoci: nei periodi invernali in queste zone si lavora poco, ti puoi permettere una settimana di pareggio o andare sotto, comunque sia, rimandi tutto a quando arriveranno le belle giornate.”
“Quello che noi ristoratori della zona facciamo, o quantomeno quello che faccio io, non è tanto un ragionamento mensile, ma ad annata sui guadagni complessivi” spiega Giovanni. “Il paese già soffriva nelle annate normali; se poi il periodo di maggiori incassi, ossia tra il 25 luglio e il 5 settembre, lavori anche solo il 70% di quello che avevi fatto l’anno precedente, si va in perdita, e di parecchio. Riapro quindi al minimo: ci vuole un pizzaiolo, un cameriere che mi metto a fare io, un cuoco e lavapiatti, e non posso né voglio licenziare nessuno: per ogni ruolo c’è una persona, poi nei momenti di maggiore afflusso si va a chiamata. Ho fatto anche la domanda per la cassa integrazione, ma è un aiuto che serve il giusto: i soldi sono pochi, li usi per la benzina, e i contributi vanno pagati lo stesso. Non è molto diverso neanche nella mia pescheria (Giovanni ne ha una sul lungomare, N.d.R.) anche lì si nota il calo”.
E che cosa succederà a Pasqua o quando arriveranno le belle giornate? Al momento non c’è spiaggia: dove andranno le persone?, si chiede Giovanni. “Per chi ha delle attività come noi non si lavora solo su prenotazione, ma anche grazie al fatto che le persone magari passeggiano sul lungomare e decidono di fermarsi a mangiare. E che lo possano fare parcheggiando la macchina vicino, come si usa fare qui. Non vengono neanche le persone dai paesi limitrofi, perché sanno che la viabilità è incasinata, quindi non si fanno i classici giri e non c’è passaggio. In ogni caso, noi apriamo con mille difficoltà e andiamo avanti, sperando di arrivare almeno a coprire le spese”.