Il terzo livello è quello della proposta politica. A partire dall’autunno 2024, Confindustria con il presidente Orsini come voce principale, ha incluso il welfare abitativo aziendale tra le leve strutturali per la competitività del sistema produttivo italiano. La proposta è stata ripresa e integrata nel Piano Casa del governo varato nel maggio 2026, che prevede incentivi fiscali per le aziende che costruiscono o ristrutturano alloggi per i propri dipendenti.
Per leggere correttamente questa proposta è necessario distinguere due norme che esistono già, indipendentemente dal Piano Casa.
La prima: le foresterie aziendali sono già deducibili come costo d’impresa. Non è una novità introdotta dal Piano Casa, è norma vigente. Ogni azienda che costruisce o gestisce alloggi per i dipendenti lo fa già in regime di deducibilità fiscale.
La seconda: la Legge di Bilancio 2025 ha innalzato a 5.000 euro annui la soglia di esenzione fiscale per i fringe benefit riconosciuti ai lavoratori che trasferiscono la residenza per esigenze lavorative. Questa misura – la soglia precedente era 258 euro – è favorevole al lavoratore: riduce il carico fiscale sull’indennità che il datore corrisponde per coprire i costi del trasferimento. Non riguarda gli alloggi aziendali come strutture, riguarda le indennità corrisposte al lavoratore che si sposta.
Il Piano Casa si innesta su questa struttura aggiungendo la possibilità di sgravi e incentivi per la costruzione di nuovi alloggi aziendali. Ed è qui che la proposta di Confindustria diventa una questione di policy pubblica, non solo aziendale.
Gli incentivi alla costruzione di alloggi aziendali usano risorse fiscali collettive per finanziare soluzioni private che risolvono il problema delle singole aziende, non l’emergenza abitativa generale. Se Tper costruisce una foresteria con incentivi pubblici, risolve il problema del reclutamento di Tper, non il problema di chi a Bologna non trova casa perché non lavora per Tper.
La proposta di Confindustria trasforma una risposta emergenziale aziendale in un modello di policy. È una cosa precisa: chiede alla fiscalità generale di sussidiare uno strumento che, come il caso trevigiano documenta, può aumentare il potere contrattuale delle aziende nei confronti dei lavoratori che alloggiano nelle loro strutture.