Critiche aziendali alla maternità? Io voglio una donna con la gonna

Dopo aver letto l’intervista a Graziella Gavezzotti, CEO di Edenred, apparsa su Repubblica.it, mi è venuta in mente la canzone di Vecchioni “Voglio una donna”. Per evitare fraintendimenti, dico subito che, proprio come lui, il mio pensiero si orienta in tutt’altra direzione rispetto a quello che potrebbe apparire a prima vista. A dirla tutta, sono […]

Dopo aver letto l’intervista a Graziella Gavezzotti, CEO di Edenred, apparsa su Repubblica.it, mi è venuta in mente la canzone di Vecchioni “Voglio una donna”.
Per evitare fraintendimenti, dico subito che, proprio come lui, il mio pensiero si orienta in tutt’altra direzione rispetto a quello che potrebbe apparire a prima vista. A dirla tutta, sono stanco di una business community fatta di slogan e luoghi comuni, volti soprattutto a sorprendere l’interlocutore. Pur condividendo l’impostazione di massima della Gavezzotti, rifuggo l’immagine di una “donna manager di successo” come la bionica Wonder Woman.

La verità è che le aziende hanno sempre più bisogno di persone autentiche, professionali e portatrici sane di competenze, se poi siano uomini o donne questo non è assolutamente importante: la vera diversità è solo culturale.

Per parlare di casi concreti posso portare la mia esperienza diretta di lavoro al femminile. Nel mio team attualmente ho due persone in maternità, una è appena rientrata ed è nella fase di allattamento, la seconda andrà tra breve in maternità obbligatoria. La cosa speciale è che entrambe lavorano allo sviluppo organizzativo, una è la Responsabile del People & Knowledge e l’altra il suo braccio destro, responsabile Employer Branding & Education: in poche parole mi sono trovato con un’area del mio dipartimento praticamente in potenziale blocco.

Invece non solo non si è bloccato nulla, ma siamo riusciti anche a disegnare e lanciare il nuovo sistema di performance appraisal su base mondiale continuando ad erogare formazione, selezione e a fare employer branding. E ci siamo riusciti perché si è creato il giusto connubio tra manager professionali, motivati e responsabili e un’azienda intelligente che ha saputo guardare all’efficienza organizzativa. Insomma, le mie colleghe si sono organizzate secondo le proprie esigenze, ben sapendo quali fossero gli obiettivi da raggiungere e senza nulla togliere al grande impegno e dono della maternità. Dall’altra parte io mi sono impegnato a stabilizzare l’ambiente, sia ridistribuendo temporaneamente alcune attività all’interno del team HR, sia tranquillizzando le colleghe che non avrebbero perso nulla, né in termini di il ruolo né come contatto con la vita aziendale. La verità è che nel nostro caso la maternità mi ha permesso di rinsaldare una squadra creando una fidelizzazione che nessun pacchetto di benefit potrà mai realizzare.

Credo che un’azienda efficiente dal punto di vista dell’organizzazione e del profitto abbia solo bisogno di persone motivate e competenti, la diversity la lascio ai convegni sui “tetti di cristallo” e sulla efficacia delle donne manager bioniche.

Io continuo a preferire la donna con la gonna.

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