Uno degli esempi più evidenti può riguardare proprio gli alloggi universitari. Dopo il terremoto del 2016, secondo i dati della Croce Rossa Italiana, circa 1.800 posti letto negli appartamenti privati erano diventati indisponibili. Per un Ateneo che accoglie studenti da fuori, trovare nuove sistemazioni era una delle condizioni necessarie per garantire la continuità della vita universitaria.
Nel quartiere di Montagnano, nell‘immediata periferia nord-orientale di Camerino, è stato inaugurato nel 2018 uno studentato da 456 posti letto, cui si sono aggiunte nel 2020, nella stessa area universitaria, due palazzine finanziate dalla Croce Rossa, per altri 43 posti. Interventi che contribuiscono a distribuire la presenza degli studenti anche fuori dal centro storico, in un quartiere che, essendo stato meno danneggiato dal sisma, aveva già accolto buona parte delle attività commerciali e residenziali della città.
Ma è soprattutto il progetto dello Studentato diffuso, avviato nel 2024, a suggerire un’ulteriore direzione: utilizzare edifici situati in diversi punti di Camerino, compreso il centro storico, per rispondere alle esigenze degli universitari. Il progetto prevedeva inizialmente di arrivare fino a 500 posti letto attraverso il recupero e l‘utilizzo di immobili cittadini. Oggi il servizio è gestito direttamente dall‘Ateneo, il quale emette un bando annuale prima dell’avvio delle lezioni rivolto agli studenti interessati. Il progetto comprende la residenza “I Duchi” – che nel momento in cui scriviamo è al completo –, l‘ex Seminario arcivescovile e il già citato Studentato Montagnano.
Il recupero degli edifici è comunque solo una parte del processo: bisogna poi capire come gli studenti scelgano di abitare la città e quali condizioni rendano una zona più o meno attrattiva rispetto a un‘altra.
Certo, lo Studentato diffuso sembra avvicinare Camerino all‘idea di una città campus: dopo aver dovuto trovare nuovi alloggi anche fuori dal centro, si prova a riportare gli studenti negli edifici cittadini, contribuendo a recuperare luoghi che il terremoto aveva svuotato. Con una particolarità, però: anziché concentrare tutte le funzioni universitarie in uno spazio riconoscibile, le si distribuisce sul territorio. E questo può significare anche dover affrontare il problema delle distanze tra alloggi, aule e servizi.
Anche il CUS delle Calvie, situato in una zona diversa rispetto agli studentati del centro storico e a quello di Montagnano, pone lo stesso interrogativo. Una sera di settembre, intorno alle 20, ci siamo imbattuti per caso negli impianti sportivi, ancor più evidenti in una parte di Camerino dove a dominare è soprattutto il passaggio delle automobili. Campi da tennis, padel, beach volley, calcetto, tanti studenti e tutta una vita che sembrava concentrarsi solo lì.
Il centro sportivo esisteva già prima del terremoto, anche se negli anni successivi al sisma è stato ampliato, ed è aperto anche ai cittadini, secondo le modalità di accesso e tesseramento previste dal CUS. È forse per questo uno di quei luoghi in cui la vita dell‘Ateneo e quella della città possono incontrarsi, mostrando come alcune infrastrutture universitarie contribuiscano anche alla socialità di chi non frequenta l‘università.