Tornando al presente: sciopero revocato, inaugurazione fatta, problema evitato. Tutti contenti? Certo che no.
Per adesso si parla di un rinvio, non di una soluzione. Il sindaco Pardini ha promesso di riaprire il tavolo delle trattative il 19 novembre, ma la crisi è stata solo differita. Finché la pressione mediatica del Lucca Comics & Games incombeva, il potere politico non poteva permettersi un teatro chiuso; ma, una volta spenti i riflettori, è facile prevedere quanto sia forte la tentazione di un ritorno all’immobilismo. Gli stessi lavoratori ne sono consapevoli: lo sciopero è servito a rompere il muro del silenzio, ma non a ottenere le garanzie economiche e normative richieste da mesi.
Il bilancio 2024, come si diceva chiuso in pareggio, dimostra che le risorse esistono. Al momento manca una governance capace di tradurre il risanamento contabile in stabilità sociale e gestionale. E in questo la responsabilità è tanto del management quanto dell’amministrazione comunale, azionista unica dell’ente.
La vicenda del Teatro del Giglio è una parabola emblematica di come la cultura venga spesso amministrata in Italia. Ha mostrato che il consenso pubblico è una leva più potente di qualsiasi trattativa interna, ma ha anche messo a nudo un sistema in cui la voce dei lavoratori conta solo quando può mettere in crisi l’immagine di una città.
Ci perdonerà Puccini, ma se un bel dì – il 19 novembre – non vedrà risposte concrete, la prossima protesta potrebbe non essere così facile da disinnescare. E allora, dietro la facciata del teatro restaurato e delle celebrazioni pucciniane, tornerebbe sul palco la rappresentazione della crisi: quella di un’istituzione viva grazie a un personale che, per essere ascoltato, deve minacciare di spegnerne i riflettori.
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Photo credits: teatrodelgigliogiacomopuccini.it