Da quel momento, per Martino, per la sorella Anna e per la madre Rosalia, il dopo non è stato solo dolore profondo per una perdita incolmabile, ma si è trasformato in un inferno per scoprire, capire; entrare in un mondo – quello dell’edilizia – che conoscono a malapena. Hanno cercato documenti e risposte, scelto un consulente tecnico di parte per leggere gli atti e contestare le ricostruzioni, e continuato a parlare con chiunque per evitare che la storia finisse nel silenzio.
Nel loro racconto, e nella relazione tecnica commissionata dalla famiglia, la dinamica non è quella di un “incidente” inevitabile: Emanuele quel mattino era sulla pensilina a sbullonare la capriata, la struttura non sarebbe stata messa a piombo e quindi non sarebbe stata in equilibrio. Durante la movimentazione, avrebbe avuto un movimento rototraslatorio improvviso, che avrebbe poi portato all’urto e alla caduta.
In parallelo, hanno seguito ogni passaggio che riguarda il cantiere: chi c’era, con quali ruoli, che cosa mancava sul piano della sicurezza e che cosa, secondo loro, è rimasto fuori dalla ricostruzione. Martino racconta che nel luglio 2024 il cantiere è stato dissequestrato, dopo circa un anno di fermo, e che la piscina è quasi pronta. “Sarebbe bello fosse intitolata a lui, così la gente potrebbe ricordarlo” dice.
Racconta anche che la perizia del consulente nominato dal PM, attesa entro la scadenza delle indagini nel febbraio 2025, è stata depositata solo un mese dopo, e che i famigliari hanno presentato querela per “quell’assurdo ritardo, per noi è omissione di atti d’ufficio”.
Sul piano giudiziario, al momento il processo penale è nelle fasi iniziali. Nel frattempo la famiglia si è costituita parte civile. Un’udienza è fissata per il 6 marzo, in cui i famigliari chiedono di affrontare la responsabilità civile e la questione assicurativa: vogliono che vengano chiamati a rispondere i soggetti legati al cantiere e al mezzo utilizzato, così come il Comune di Altavilla Irpina.