Dieci settimane di silenzio editoriale non hanno fermato nessuna delle ventotto vertenze che questo bollettino monitora. Non ne ha chiusa nemmeno una. Quello che il periodo agosto-settembre ha prodotto è, nella maggior parte dei casi, un approfondimento dell’incertezza: scadenze passate senza documentazione dell’esito, tavoli che si sono svolti e dei quali non si conosce il risultato, accordi annunciati come intenzionali che non sono mai diventati contratti firmati.
L’ex Ilva è il caso che conta, in questo momento. Non perché sia il più grande — anche se per dimensioni e per storia industriale non ha pari in questo bollettino — ma perché le prossime due settimane producono un esito che sarà permanente. Tre scadenze convergenti (offerte il 15, Cassazione il 20, spegnimento il 28) rendono ottobre il mese in cui la questione ex Ilva smette di essere una vertenza aperta e diventa un fatto compiuto, in un senso o nell’altro.
Il resto del bollettino racconta un’altra storia, meno visibile ma non meno grave: quella delle vertenze che spariscono dai radar senza risolversi. Electrolux, Coin, KES Italy, Dayco Abruzzo, Piombino, Callmat — tutte con scadenze documentate superate senza esito accertato. Questo silenzio non è neutro. Quando una vertenza si chiude con un accordo, i sindacati comunicano, le aziende comunicano, i ministeri comunicano. Quando si chiude con licenziamenti, ci sono contestazioni, comunicati, in alcuni casi ricorsi. Il silenzio indica quasi sempre che la vertenza è congelata in uno stato di stasi che non conviene dichiarare apertamente.
La crisi automotive europea — Volkswagen con il Future Plan 2030 approvato il 4 settembre, BMW con le dimissioni volontarie avviate a ottobre, Stellantis con la terza CIG consecutiva a Mirafiori — non è un’onda che arriva: è un’onda già qui.
Su Glovo e Deliveroo torneremo con un pezzo dedicato. Il bollettino di questa settimana è, anzitutto, un atto di onestà: non sappiamo come sono finite molte di queste storie. Sappiamo che non sono finite bene, perché quando finiscono bene ce lo dicono.