Le domande restano aperte. Le risposte a quanto pare le conoscono tutti, ma pochi hanno il coraggio di dirle ad alta voce e ancora meno hanno il coraggio di agire di conseguenza.
Oggi la manovra è stata approvata al Senato con la fiducia. Senza l’emendamento “salva-imprenditori”, per questa volta, ma con la certezza che ci riproveranno. Perché quando le lobby bussano alla porta, la politica apre sempre, e ogni volta che la porta si apre un altro pezzo di dignità del lavoro viene svenduto. Un altro diritto conquistato viene cancellato. Un’altra promessa costituzionale viene tradita.
Questa non è solo la storia di un emendamento ritirato. È la storia di un Paese che ha smarrito la bussola. Un Paese dove chi lavora è sempre più povero, dove chi sfrutta ha sempre più tutele (vedi anche l’ultimo episodio che riguarda lo scudo penale per il comparto della moda di cui abbiamo parlato qui), dove la Costituzione è un ostacolo da aggirare e non un faro da seguire.
La vigilia di Natale è tradizionalmente un momento di speranza, di attesa per un nuovo inizio. Ma per migliaia di lavoratori italiani, quella speranza si è trasformata nell’ennesima delusione. L’ennesima conferma che, in questo Paese, il loro lavoro non vale abbastanza – non per la politica, non per le imprese, non per chi dovrebbe tutelarli.
E mentre scriviamo, da qualche parte in Italia, una guardia giurata sta facendo il turno di notte per 4,80 euro l’ora. Sta garantendo la sicurezza di una banca, di un supermercato, di un ufficio. Sta facendo il suo dovere. E, alla fine del mese, porterà a casa 680 euro.
Perché in Italia, nel 2025, lavorare non basta più per vivere.
E qualcuno ha pure provato a far sì che non bastasse nemmeno per riavere indietro ciò che ti spetta.
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